Open Source e grandi multinazionali.

Pubblicato: agosto 27, 2012 in Generale
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Più o meno tutti sappiamo cosa significa quando un programma è Open Source.
Praticamente un programma è di questo tipo quando di esso vengono rilasciate e pubblicate le sorgenti ( le linee di codice che lo compongono ) ed è quindi possibile studiare il suo funzionamento, apportare modifiche e miglioramenti.
Sono esempi di software Open Source il famoso Firefox, VLC, Gimp, 7-Zip e molti altri.
Fate attenzione a non confonde il concetto di Open Source con “gratuito”.
Un software Open Source non è detto che sia sempre gratuito o che si possa utilizzarlo senza alcun problema in tutti i contesti. Per non incorrere in problemi e violazioni è sempre necessario leggere attentamente le apposite licenze d’uso che corredano il programma.

Ma chi programma e che sviluppa questi software?
Lo sviluppo di questi software è molto spesso affidato a programmatori indipendenti e non direttamente legati ad un particolare azienda commerciale.
Alcuni progetti Open Source,vengono direttamente gestiti da organizzazioni no-profit o da associazioni appositamente costituite. In altri casi i software Open Source rimangono proprietari dell’azienda che li ha “iniziati” e poi rilasciarli completamente in forma libera alla comunità.
Ne è stato un esempio il famoso Open Office, rilasciato nel 2000 alla comunità dalla Sun Microsystems che a sua volta lo lo aveva rilevato nel 1999 dalla StarDivision .
Questa mossa, permise all’azienda americana di sviluppare e far crescere il programma in modo rapido e con costi contenuti.
Nacque in questo modo la suite OpenOffice che probabilmente molti di voi hanno installato nei propri PC.
Tutto è andato aventi per il meglio sino a quando, la Oracle non ha acquistato la Sun Microsystems.
Alcuni sviluppatori della comunità di Open Office, hanno iniziato a preoccuparsi del fatto che Oracle potesse sospendere lo sviluppo di Open Office o porre fine ad esso come progetto Open Source.
Visto che la società non accettò l’invito di donare il marchio OpenOffice.org ad una nuova fondazione no profit, la comunità decise quindi di realizzare una nuova versione del progetto denominato LibreOffice.

Una simile cosa stà succedendo con il framework Qt.
Questo interessante sistema è stato sviluppato da Nokia ed è stato per molti anni la base per i loro prodotti di punta.
Nel 2011, a seguito degli accordi tra Nokia e Microsoft, la ditta ord Europea, trasformo Qt in “Qt Project” e quindi rilasciò l’intero progetto in forma open-source alla comunità.
In poche parole, da quel punto in poi Nokia non avrebbe più avuto il potere di deciderne le sorti del progetto Qt.
Qt Project doveva essere governato in modo aperto, raccogliere i contributi dei programmatori, dei traduttori ecc, di tutto il mondo.
Ad agosto di questo anno vengo a sapere però che la società Digia ha annunciato che acquisirà tutti gli assets Qt da Nokia oltre quelli già in suo possesso ( Qt commercial) .

La Digia ha già fatto sapere che continuerà la strada intrapresa da Nokia.
Qt Project rimarrà open-source anche se non è ben chiaro come vorranno gestire le patch e come si differenzieranno le versioni Commerciali e quelle libere.
Visto che lavoro con questo framework da un po di tempo, avrei preferito che qualche organizzazione no profit o la stessa Free Software Foundation rilevasse il progetto.
L’esperienza di Libre Office insegna che fino a che una multinazionale è proprietaria di un software, esso non avrà massicci contributi di terze parti.

Una riflessione si Nokia e Microsoft.
Come leggiamo dal post () su http://www.qt-italia.org/,

Sembra che la Nokia abbia i mesi contati; i device Winphone ( Lumia etcc) non vendono.
Qualcuno ha calcolato che negli States spendono in marketing 450 dollari per ogni terminale Lumia che riescono a piazzare.
Le agenzie di rating valutano le azioni Nokia a un passo dal “garbage”.
Quando lo saranno del tutto subentrerà MS e comprerà tutta la baracca per due soldi.
Questo è il tipico esempio di un pesce grande che si mangia il pesce piccolo e questa volta, secondo me, la Microsoft lo ha fatto senza neanche spendere troppo!

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