Musica elettronica dal passato.

Pubblicato: luglio 29, 2013 in Computer Music, Strumenti Musicali
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Ieri è terminato ACUSMATIQ, festival dedicato alla musica elettronica svoltosi preso la sala bianca della Mole Vanvitelliana di Ancona.
Per una serie di motivi, non ultimo il fatto che ne sono venuto a conoscenza troppo in ritardo, non ho avuto l’occasione di seguire l’evento con l’attenzione dovuta.

Ieri si è poi svolta la tavola rotonda, moderata dal prof. Enrico Cosimi, sullo “Strumento Elettronico Marchigiano: passato, presente e futuro” nel quale si dovrebbe essere parlato dello straordinario periodo tre gli anni 60 e 80 che ha visto le Marche in primo piano nell’innovazione, tecnologica applicata agli strumenti musicali.
Ho scritto “si dovrebbe essere parlato” perché io purtroppo sono arrivato in ritardo, nel momento esatto in cui la tavola rotonda finiva e non ho potuto purtroppo seguire ed assistere agli interventi di Gianni Giudici, Mario Maggi e degli altri personaggi intervenuti.
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Peccato, magari se riuscivo ad arrivare prima avrei potuto dire anche la mia sul mondo degli strumenti musicali marchigiani moderni…. forse, ripensandoci, é stato meglio cosi, chissà in quali guai mi sarei cacciato se avessi aperto bocca!
Al mio arrivo era in corso lo “smanettamento libero” sulle varie macchine vintage esposte e si é potuto ovviamente fare quattro chiacchiere con i presenti che tra un glissato di synth o un arpeggio automatico, discutevano dell’oscillatore in più o in meno da mettere su quello o quel l’altro synth.
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Spero che questo evento possa crescere e magari riproporsi il prossimo anno, magari questa volta con la possibilità di intervenire e magari protrarre anche il nostro piccolo contributo.
Faccio comunque i complimenti al bravo Paolo Bragaglia per l’impegno e la passione con cui ha organizzato e diretto l’evento.

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La mia fugace visita all’evento ha però risvegliato in me i ricordi di quando ragazzino mi cimentavo con i primi synth o con i  primi organi elettronici che mio padre  portava a casa. Anche se della musica elettronica ne ho fatto poi un lavoro, la passione per questo settore cova sempre nel profondo e basta un evento come questo per farla divampare e riaccendere in tutta la sua intensità.

Dopo aver visto quei synth e quelle macchine del passato, complice una calda e torrida domenica di luglio, ho deciso di salire nella soffitta della mia casa di campagna nella quale solitamente riponiamo tutte le cose che sono oramai “passate”, per vedere quanto del mio “passato musicale” era ancora disponibile.

Ecco cosa ho trovato e cosa il tempo mi ha conservato:

Il primo strumento non è proprio elettronico, anzi credo che possa essere lo strumento acustico per antonomasia.

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Diatonico 48 bassi Comm.  Paolo Soprani e figli

Si tratta di un organetto con file cromatiche e 48 bassi risalente ai primi del ‘900.
Mio nonno (contadino, falegname, ciabattino e grande suonatore delle feste sull’aia e di paese) lo comprò usato prima della seconda guerra mondiale.
Lo strumento é marcato “Commendator Paolo Soprani e figli” e presenta una cassa intarsiata (penso a mano) molto elegante. Attualmente è ancora perfettamente funzionante con tutte le voci che rispondono in modo appropriato.
Una curiosità, la cinghia in cuoio è quella originale di un moschetto tedesco che mio nonno riportò a casa al temine della prigionia nei campi tedeschi.
Onestamente Io non riesco a suonarci neanche una nota ,ma vi assicuro che ha un suono affascinate che ricorda la gioia, la speranza e la dignità dei miei nonni e delle persone che questo strumento ha fatto ballare nelle lunghe notti di una campagna povera ma orgogliosa del proprio lavoro e del proprio essere.

Il secondo strumento che trovo in soffitta è una fisarmonica 96 bassi marcata Fratelli Fentili Macerata.

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Accordeon Fratelli Gentili

Era una piccola fabbrica di fisarmoniche nei pressi del capoluogo della mia provincia.
A dire il vero la fisarmonica è di mio cugino ma da tempo ormai  è riposta nella mia soffitta.
Ha un suono non entusiasmante… forse le voci non sono proprio della stessa qualità di quelle fatte nei pressi di Castelfidardo.

Andando avanti, trovo uno dei miei primi synth monofonici elettronici.
Si tratta di un Thomas Synthi 1055

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Thomas Synthi 1055

Mi ricordo di averci passato notti intere a “spippolare” sui potenziometri dei filtri e sui controlli delle voci.
L’interno è tipico dei synth dell’epoca, schede avvitate sul legno, mazzi di fili.

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Interno del Thomas synti 1055

Mi ricordo che  avevo studiato lo schema elettrico (all’epoca erano compresi nei manuali d’uso).
Avevo visto che la tastiera era praticamente un potenziometro, ogni tasto una resistenza pesata.
La main board era sul fondo, e potete vedere le mie prime esperienze di modifica.

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Interno del Thomas Synthi 1055

Avevo visto che c’erano dei trimmer ed avevo pensato come li potevo “tirare fuori” per aver maggior controllo del suono!
All’epoca ero un ragazzino di circa 12 anni…… Non ne capivo ancora tanto ma avevo tanta voglia di sperimentare.
Pensate che avevo anche escogitato di trasferire i contatti della tastiera nella mia fisarmonica in modo da poter suonare i suoni del synth dalla tastiera della mia fisa; avrei praticamente costruito la mia prima fisarmonica elettronica!
Chissà se il collaudatore che aveva firmato il foglio di ispezione all’epoca, avrebbe approvato anche le mie modifiche!

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Interno del Thomas Synthi 1055

Dalla soffitta riemerge anche un Crumar Organizer T2.

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Un organo elettronico a due manuali con drawbars ed uno dei primi leslie elettronici.
L’organo si è mantenuto abbastanza bene anche se quando lo apro vedo che si è trasformato in una casa per ragni.

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Qualche spolverata e torna come nuovo!

Interno Crumar Organizer T2

Interno Crumar Organizer T2

Dello stesso periodo o forse leggermente più tardi (1983/1984) é il SuperPolivox ovvero la fisarmonica elettronica della Solton. in soffitta ho trovato il “cervello elettronico” in quanto la fisarmonica vera e propria la utilizzo ancora oggi.

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Solton Super Polivox

Si tratta della versione accordeon dell’organo B1000 della Solton.
Praticamente un organo con effetti di piano, strings, synth monofonico e batteria elettronica pcm.
Per l’epoca aveva un bel “tiro” anche se pesava con “un uomo morto”.
La batteria in pcm faceva al sua bella figura, stessa cosa i primi rudimentali arrangiamenti con “suonini” che ricordavano le chitarra distorte, i piani funky, o del banjo.
Per l’epoca non erano davvero male.

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Interno Solton Super Polivox

Se lo apriamo vediamo il muccho di schede che componevano il generatore sonoro.
Ogni scheda faceva qualcosa, una faceva i flauti ,un’altra i piani, una la batteria etc…
Una vera e propria sintesi additiva casereccia!

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Schede di generazione suono Solton Super Polivox

Più recente era il BIT ONE, un synth polifonico a 6 voci digitale a doppio oscillatore programmabile.

Crumar bit one

Crumar BIT ONE

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Interno Crumar Bit One

Era dinamico, con In/Out midi, dove si potevano salvare e ricaricare i suoni tramite un registratore audio a cassetta.
Aveva la possibilità di split e dual.
Internamente era molto ben fatto, ottima industrializzazione e la disposizione delle piastre e dei connettori razionale e curata.

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Particolare Interno Crumar Bit One

Dalla foto possiamo notare il microprocessore, il mitico Intel 8013 che gestiva l’intera macchina.

Dello stesso periodo ho ritrovato il mio primo personal computer: il mitico Commodore Vic 20.

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Anche lui caricava i programmi con le cassette e grazie al suo chip sonoro ho realizzato e sperimentato i miei primi programmi musicali. 3 Kbyte di memoria erano veramente pochi ma non ce n’era di più e bisognava farseli bastare ad ogni costo.

Di più recente costruzione ,ma sempre affascinante, riemerge dalla mia soffitta la TSK4, un’ unità ritmica di accompagnamento automatico con la quale ho suonato per molti anni.

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Solton TS4k

Disponeva di una buona dotazione di ritmi anche se gli accompagnamenti ed i timbri della tastiera lasciavano un po’ a desiderare. Se la apriamo possiamo vedere un grande groviglio di piattine e fili

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Interno Solton TS4k

Se guardiamo con attenzione notiamo anche il microprocessore (un intel 8050) con la sigla abrasa per confondere le acque e scoraggiare i copioni.

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Interno Solton TS4k

In un angolo trovo un vecchio amplificatore Farfisa TR70.

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Farfisa TR70

Si tratta di un amplificatore a transistor ,acido nel suono come pochi, ma che ha sempre il suo fascino.
Due ingressi, uno per chitarra ed uno per organo piu’ un reverbero a molle che “frusta” non appena lo si tocca!

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Da uno scaffale riemerge il mio mitico Amiga 5000 e la mia prima interfaccia MIDI con al quelle ho fatto i miei primi esperimenti e le mie prime registrazioni con il sequencer.

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Commodore Amiga 500

L’interfaccia midi aveva 3 uscite, un ingresso ed un thru, scunsate se era poco!
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Trovo il mio primo vocalizer,  un Digitech VH5 ed il mio primo MAC
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Una “rackata” di video registratori usati come DAT, radio microfoni dalle marche improbabili e filtri e scatole strane.
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Il mio primo MiniDisk
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e…. Tanta tanta polvere!

Mancano ancora all’appello:

  • Un sintetizzatore Welson
  • Un organo CRB Damond portatile con batteria elettronica
  • Una fisarmonica Paolo Soprani 80 bassi rossa in madreperla.
  • Un sintetizzatore Solton Project100.

La soffitta è ancora grande, per oggi basta così,
cercheró questi cimeli la prossima volta.

Giorgio

commenti
  1. Gustavo scrive:

    Mi ci riconosco alla grande, anche se non ho tanti strumenti antichi perché li ho “barattati” con parte del costo di quelli nuovi, via via che cresceva in me la voglia e la curiosità. Come dice il vecchio “Genius” in Blues Brothers “Un cambialone, come al solito”.😉

    • Come ti capisco….. Per anni sono andato a suonare solo per pagare gli strumenti nuovi!
      Io ho solo delle cose molto vecchie in soffitta. Purtroppo anche io tutti gli strumenti a cavallo degli anni 85/90 li ho rivenduti tutti:
      Roland S50
      Roland D50
      Roland E30
      Elka Ek44
      Elka OMB5
      Gem WS2
      Sob…

  2. Giuseppe cariati scrive:

    Giorgio, il Super Polivox era la versione per fisa del Solton P600, e non del B 1000, li ho posseduti entrambi, il B1000 lo ho ancora e va benissimo. Aveva 9 drawbars sulla tastiera sopra e 7 in quella sotto. Il P600 aveva la battera PCM, ma in quanto a suoni dI organo era lontano anni luce dal B1000. Il B1000 aveva nel synt un clarinetto da favola ed un Mute Brass che incantava.
    Saluti, Pino Cariati.
    A proposito, a quando una Audya pro con Dysplay Touch control?

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