Operazione memoria: Museo del Synth Marchigiano

Venerdì 20 Ottobre è stato inaugurato a Macerata il Museo del Synth Marchigiano (e italiano) ed ovviamente io, da vecchio appassionato del settore, non potevo certo mancare.
Nella bella location messa a disposizione dal Comune di Macerata, l’infaticabile Paolo Bragaglia ed il suo team, ha realizzato un’attenta e ricca esposizione che raccoglie tanti strumenti musicali elettronici del passato prodotti nella nostra regione.

Tra i tanti modelli esposti troviamo il mitico Compact Duo della Farfisa, molti modelli della Crumar tra cui il synth DS2 ma, anche pezzi unici e rari come l’ELKA Syntex o la Eko Computer Rhythm.

Organo Farfisa con il quale hanno suonato gruppi come i Pink Floyd, i Beatles e tanti altri.

 

Si tratta principalmente di un’operazione per tenere viva la memoria sull’oramai compianto “distretto musicale” che a cavallo degli anni 60 e 70 vide nascere, crescere e purtroppo anche morire, decine e decine di aziende e marchi rimasti nel cuore e nella storia di molti musicisti ed appassionati.

Crumar DS2

Si trattava infatti di un distretto industriale costituito da piccole e medie aziende a conduzione prettamente familiare.
La proprietà era generalmente di una sola famiglia o al massimo due o tre persone fisiche; padri e padroni indiscussi che le gestivano e ne condizionavano ogni decisione.

Gli investimenti in ricerca e sviluppo non erano sicuramente la voce predominante nei bilanci di tali aziende sia per cultura imprenditoriale ma, anche perchè, le dimensioni e i fatturati, non erano compatibili con le ingenti risorse economiche richieste per lo studio e lo sviluppo di nuove tecnologie.
Presto la piccola e singola azienda non riuscì più a competere sul mercato globale ed in particolare contro la concorrenza giapponese, che da li a pochi anni, monopolizzò il mercato con nuovi prodotti e nuove tastiere molto più avanzate e funzionali di quelle prodotte in Italia.
Il resto è storia.

In ogni caso, rimane il fatto che gli italiani hanno creato dispositivi unici, strumenti musicali capaci di trasmettere il gusto, la creatività  e l’anima di una nazione e di un paese con storia e cultura millenaria. Hanno pensato e realizziamo strumenti innovativi, macchine all’avanguardia che hanno preceduto i tempi anche se, in più di un’occasione non se ne sono accorti.

L’esempio della Eko Computer Rhythm ne è uno degli casi più emblematici.

EKO Computer rhythm

Si trattava infatti della prima batteria elettronica programmabile della storia sviluppata tra il 1974 e 1975 da un piccolo gruppo di progettisti della EKO, mai commercializzata ne prodotta in serie dalla casa madre.
Peccato che dopo qualche anno “una sua copia ispirata”,  certamente meglio industrializzata e realizzata con le tecniche del tempo, fu presentata dalla Roland con il nome di TR808 ed ebbe un tale successo che ancora oggi ne troviamo traccia nei più moderni software musicali che adottano lo stesso schema di programmazione dei partner a step.

L’indotto del distretto era veramente immenso e coinvolgeva  falegnami, fabbri, progettisti, tecnici elettronici, musicisti e tante tante altre professionalità più o meno specializzate.

Un grandissima parte della produzione veniva esternalizzata ( data a cottimo ) e c’erano intere famiglie che tra un lavoro nei campi e una mungitura serale delle bestie nella stalla,  assemblavano e montavano in casa, strumenti musicali più o meno complicati.

Alcuni prodotti della SIEL compreso il famoso OPERA 6

Alcuni testimoni dell’epoca, raccontano che si respirava sia nelle fabbriche che nelle linee di produzione, un’aria di campagna e una semplicità che forse era il vero motore produttivo del tempo.

Vorrei concludere dicendo che in effetti tutto il background acquisito in questa lunga storia non è andato completamente perso.
L
e aziende a seguito della crisi non sono in effetti  tutte scomparse, alcune di esse si sono trasformate e oggi ancora operano in altri settori.

Ad esempio l’azienda per la quale lavoro attualmente, pur occupandosi di cose che con gli strumenti musicali non ha nulla a che fare, trae la sua genesi proprio da questo settore.
Il fondatore era uno dei progettisti che negli anni 70/80 lavorava nei laboratori in cui si sviluppavano i primi strumenti musicali a microprocessore e credo che ancora oggi vi siano diverse altre aziende attive, che pur operando in settori diversi, traggono le proprie origine da questo mondo.

Spero che quanto scritto in queste pagine aiutino a mantere la memoria di questa bella avventura e storia italiana che purtroppo anche se ha sul campo tante macerie, resta comunque una parte importante della storia del nostro territorio e della nostra nazione.

 

Amici di Sintesi!

 

 

Si ringrazia Marcello Colo per la gentile concessione delle foto inserite in questo po

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