Roland Pro-E: L’Arranger Intelligente

Sono passati più di 30 anni, ma ancora ricordo quel sabato pomeriggio in cui mi recai al negozio di strumenti musicali per provare il nuovo Arranger della Roland chiamato “Pro-E”.
Entrai, lo strumento era esposto nella parte più alta di un supporto che ospitava altre tastiere già acceso e collegato all’impianto audio.
Mi colpì subito il design del pannello frontale dal colore nero lucido molto elegante, nel quale si adagiavano le serigrafie grigie e blu che descrivevano le varie funzioni della tastiera.
Ricordo che subito mi venne in mente un paragone con gli altri Arranger che avevo in casa e che avevo utilizzato nei passati anni, tutti più o meno realizzati con un design “siderurgico”, poco ricercato e senza alcuna pretesa di conquistare con la propria apparenza.
Mi avvicinai, selezionai uno style e premetti start: nulla fu come prima!
Il sound era potente, realistico, si sentivano stacchi orchestrali e accompagnamenti che cambiavano in modo dinamico in base agli accordi premuti. Un effetto di riverbero arricchiva le parti strumentali e ritmiche dando profondità e ambiente al sound globale della macchina.
Gli styles presentavano bassi profondi e penetranti e avevano una suonabilità mai sperimentata prima.
In poche parole rimasi completamente rapito e non uscii dal negozio senza averlo acquistato.

Con la serie E, la Roland entrò a gamba tesa nel settore degli Arranger e lo fece in maniera convinta e decisa. La casa nipponica sviluppò i prodotti di questa linea negli stabilimenti Italiani, dove i tecnici ed i musicisti riuscirono ad unire la tecnologia d’avanguardia della casa madre al gusto e allo stile Italiano dando vita ad una fortunata serie di prodotti, che dominò il mercato per molti e molti anni.

Le aziende concorrenti vennero completamente spiazzate ed in esse iniziò a radicarsi la convinzione che senza ingenti investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico, non ci sarebbe stato più spazio per i loro prodotti basati su vecchie tecnologie e non più al passo con quelle in possesso dal gigante nipponico.

Questi strumenti, erano infatti in parte derivati dal motore del modulo MT32: disponevano di una generazione sonora multi timbrica in sintesi LA ( Linear Arithmetic) e convertitori Digitali-Analogici a 16 bits dal grande range dinamico oltre ad un DSP di effetti digitali con 33 algoritmi presettati.
Il formato della macchina ( tastiera corta a 3 ottave ) traeva sicuramente ispirazione dalle macchine precedenti tipo Programmer 24 o ELKA OMB5, ma in questo caso i tasti erano dinamici e oltre ad essere utilizzati per impostare gli accordi degli accompagnamenti, potevano essere utilizzati per riprodurre i suoni interni che risultavano convincenti e credibili.
La qualità degli styles era ottima: gli arrangiamenti vennero curati e realizzati dal team italiano della Roland e ancora al giorno d’oggi risultano attuali ed estremamente interessanti.
Se non ci credete, guardate ed ascoltate il video seguente in cui Marcello Colò esegue alcuni degli arrangiamenti preset inclusi nella macchina. A mio avviso il sound può essere considerato attuale e moderno anche ai giorni nostri.

Renato Restagno riporta nel suo articolo relativo al circuito Arranger Legacy, storia, info e curiosità, relative alla nascita delle serie E. Vi consiglio vivamente la sua lettura.

Come già detto, per la prima volta gli accompagnamenti armonici reagivano al cambio di modo degli accordi e disponevano di tabelle differenti per le parti maggiori, minori e di settima.
Questo era un brevetto depositato dalla stessa Roland, sempre molto attiva in questo campo.
Se siete curiosi, leggete questo mio articolo di qualche anno fa in cui elenco alcuni dei brevetti depositati dalle varie aziende del settore riguardanti le applicazioni musicali.

Pro-E a cuore aperto.

Lo strumento presenta al suo interno, tre differenti boards, più quella superiore del pannello dei comandi.
La parte sinistra è dedicata completamente alla scheda che genera i suoni ed i timbri.
Come vedete dalle foto, i jack audio di uscita erano posti nella parte laterale dello strumento e non dietro come nella maggior parte delle altre tastiere. Mi sono sempre chiesto il perchè di questa scelta e personalmente penso che potrebbe essere stata dettata da esigenze meccaniche. La scheda di generazione, se posta nella parte posteriore, avrebbe “allungato” troppo lo strumento penalizzando la facilitava il trasporto, indispensabile per chi sera dopo sera lo avrebbe dovuto portare sui vari palchi e nelle varie location delle esibizioni. Altra possibile ragione potrebbe essere stata quella che la scheda di generazione sonora era fornita in quel formato e non era possibile modificarla: solo chi ha seguito le fasi di progettazione potrebbe smentire o confermare le mie ipotesi!
In ogni caso vediamo che la scheda di generazione include una serie di IC marcati Roland ( Le mask Rom dei suoni da 4M Byte) ed il motore principale della Sintesi Linear Arithmetic denominato SYNTHE IC LA32.

La scheda di Generazione sonora del Roland Pro-E

La board di generazione (CK-34) era collegata alla CPU principale tramite una piccola treccia di cavi nella quale transitavano i dati per mezzo di una porta di comunicazione Tx/Rx seriale.

Estratto dello schema a blocchi dello strumento.

Solitamente questa scelta non è la più adatta e nelle macchine recenti l’interfacciamento tra CPU e generazione sonora generalmente viene fatto di tipo parallelo. La comunicazione seriale ( come lo stesso protocollo MIDI) prevede che i dati vengono inviati uno dopo l’altro. Quando molti eventi devono essere inviati contemporaneamente, il tempo tra l’invio del primo dell’ultimo può non essere più trascurabile e essere percepito dall’orecchio umano.
Tipicamente questa è una situazione che si verifica all’inizio degli accompagnamenti, dove le note delle varie tracce devono essere attivate tutte insieme e magari devono essere inviati tutti i controlli ed i parametri di settings delle varie tracce.
Probabilmente per gli standard dell’epoca tutto fu comunque sufficiente: personalmente non ricordo “impuntamenti” o incertezze durante l’esecuzione degli styles con questa macchina ma questo potrebbe esser stato anche ottenuto andando ad ottimizzare il numero degli eventi contemporanei o ottimizzando gli eventi e le note da inviare alla generazione sonora durante la riproduzione dello style.

Qualcosa però mancava…

Come quasi sempre accade, anche se tutto sembra bello, c’è alla fine qualcosa che manca ed il Pro-E non fa eccezione. Con questa bellissima macchina non è possibile infatti programmare o caricare nuovi styles se non utilizzando delle costose card di espansione esterne che venivano prodotte dalla casa madre.
In altre parole, la macchina era blindata e non c’era spazio per nessun nuovo accompagnamento user o creato dall’utente. Ovviamente molti di voi penseranno: ma perchè caricare uno style fatto in casa quando la macchina ne ha degli ottimi e prodotti dai migliori programmatori musicali?
Perchè non sempre si può prevedere tutto e a volte le esigenze “musicali” possono mutare ed è importante tenere aggiornato lo strumento alle nuove tendenze.
Ricordo infatti che in quegli anni uscì la “Lambada” che era uno dei primi balli a base Reggaeton e per cui tutto il pubblico dei miei spettacoli del tempo impazziva.
Nel Pro-E non c’era uno style che si adattasse a questo ritmo che aveva una sua precisa cadenza e non potendone programmare uno in casa, l’unica soluzione fu quella di aspettare che la Roland ne fornisse uno. Con gli Arranger concorrenti, bastava invece qualche ora di lavoro per realizzare uno style che assomigliava al brano originale.
Altro grande limite era l’impossibilità di controllare in modo puntuale le varie parti dell’accompagnamento: si poteva regolare il volume ma non c’era nessuna possibilità di cambiare/modificare i timbri o regolare i livelli dei vari strumenti percussivi.
Per chi come il sottoscritto lo usava con una fisarmonica, c’èra inoltre il problema di non avere a disposizione un connettore per una una pedaliera con la quale controllare le funzioni dell’arranger. Alcuni centri asssitenza e tecnici specializzati effettuavano delle modifiche specifiche al fine di aggiare anche questo ostacolo.

Per il resto, grandissima macchina!

Un pensiero su “Roland Pro-E: L’Arranger Intelligente

  1. Pingback: Arranger Legacy: Roland E-20, E-10, E-5 e PRO E | Tastiere arranger

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.