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Ai nostalgici della musica beat e rock degli anni 60/70 non sarà certo sfuggito che alcuni dei gruppi musicali che divennero famosi proprio in quegli anni, utilizzavano per le loro registrazione e produzioni musicali strumenti elettronici  che, nella maggior parte dei  casi venivano progettati e prodotti in Italia.
Si trattava ovviamente dei primi organi elettronici che, grazie alla nuova tecnologia a transistor, venivano prodotti dalle industrie italiane e che nascevano con l’intento di emulare e/o clonare le sonorità dei famosi organi Hammond.
I nuovi strumenti a transistor venivano preferiti all’originale versione elettromagnetica, in quanto erano più compatti e facilmente trasportabili e anche se la loro timbrica era più scarna e meno duttile, possedevano una loro personalità ed una sonorità “acida” che riusciva a “bucare il mix” e risultare molto presente e facilmente riconoscibile.

VOX CONTINENTAL

VOX CONTINENTAL


Tra i diversi modelli disponibili,  due si affermarono maggiormente: il  Vox Continental (di marchio inglese ma assemblato negli stabilimenti italiani della Eko) ed il Farfisa Compact Duo.

Il modello Compact Duo fu ampiamente utilizzato da Richard Wright dei Pink Floyd nei primi album del gruppo e nei relativi concerti mentre le sonorità del Vox Continental segnarono in maniera indelebile, la quasi totalità dei dischi dei Doors nei quali, l’ottimo Ray Manzarek, riuscì ad unire in modo perfetto le sonorità acide di questo strumento ai testi evocativi e profondamente suggestivi, del grande Jim Morrison.

Farfisa Compact Duo

FARFISA COMPACT DUO

Sull’onda del successo di questi strumenti, molte aziende di piccole e medie dimensioni iniziarono a produrre e a realizzare altre versioni e altri modelli che pur rifacendosi alle versioni originali, si differenziavano per prestazioni, peso, costo  e dimensioni.

E’ curioso osservare che in alcuni casi le sonorità dei “cloni” dei “cloni”, fossero a volte anche leggermente più stimolanti o comunque molto simili all’originale.

 

L’amico Marcello Colò, nei giorni scorsi, ha avuto la possibilità di “ripristinare” un vecchio organo prodotto dall’italiana GEM (probabilmente agli inizi della sua storia)  dal nome JUMBO 61 R6.

 

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GEM JUMBO 61 R6

Si tratta di un organo portatile a transistor, dalle dimensioni molto compatte e dalla sonorità estremamente simile al più famoso Farfisa Compact Duo.
Guardate ed ascoltate il video che Marcello ci ha realizzato e nel quale esegue i alcuni brani dei grandi Pink Floyd e valutate voi stessi se il sound non è del tutto simile all’originale.

 

 

Ma come funzionavano questi organi e quale era il cuore del loro generatore sonoro?

In due parole possiamo dire che la generazione sonora era costituita da 12 oscillatori tarati che riproducevano tutte le note dell’ottava più alta.

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OSCILLATORI ACCORDATI DEL JUMBO

L’uscita di ogni oscillatore veniva indirizzato ad una catena di divisori binari ( realizzati a transistor ) dalla quale si ottenevano tutte le note delle ottave inferiori.
In fondo quindi all’interno dello strumento venivano prodotte solo onde quadre (in quanto esse contengono più armoniche) che poi venivano filtrate e alla pressione di ogni tasto, venivano prelevate e mixate in modo da ottenere la sonorità di uscita globale.

 

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Chi ha qualche nozione di elettronica può immaginare subito i problemi di una tale architettura.
I divisori ad esempio erano realizzati con dei flip-flop a transistor, il cui funzionamento dipendeva dal HFE dei transistor stessi che doveva essere l’uno il più simile all’altro.
Chi lavorava nelle aziende  dell’epoca, racconta,  che vi era del personale addetto alla selezione dei transistor; in altre parole c’erano delle persone che tutto il giorno provavano transistor dopo transistor con l’obbiettivo  di accoppiarli e di avere delle coppie il cui HFE sia stato il più simile possibile.
Vi assicuro che doveva essere un lavoro veramente…. barboso!
Non pensiamo poi a tutti i problemi di deriva termica e di accordatura.

Con il passare degli anni e l’avanzare delle tecnologia iniziarono a trovarsi sul mercato dei circuiti integrati  “Top Octave Generator” con il quale era possibile sostituire tutti i generatori accordati  mentre successivamente le tastiere a più contatti vennero sostituite con circuiti digitali a scansione che controllavano la generazione delle note per via digitale.

topOctave1
Il tutto resistette sino all’arrivo dei microprocessori e alla generazione sonora digitale, che fu la base degli strumenti musicali a seguire.

Per i più curiosi segnalo:

https://www.facebook.com/ElettronicaMusicaleItaliana
Pagina Facebook con info, immagini e notizie sugli strumenti musicali elettronici vintage e non solo.

Si ringrazia Marcello Colò per il bel video realizzato.

 

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